Sono una donna (mamma e moglie) che ama la scrittura e la lettura e ne ha fatto le sue reali passioni.

Fin da bambina mi dilettavo nello scrivere: lunghe lettere per la mia bella cugina veneta (in un rapporto epistolare durato per anni), nel giornalino della scuola dove, ai tempi del disastro di Chernobyl, mi approcciavo ad una scrittura simil-giornalistica. Questi sono solo alcuni degli esempi che mi tornano alla mente.

Da adolescente ho cominciato nuove amicizie, con ragazzi e ragazze della mia età, e con l’ausilio delle classiche ma intramontabili “carta e penna”, siamo riusciti a intessere legami destinati a durare una vita: allora le email e le chat erano solo nelle menti dei loro ideatori e noi ci attrezzavamo per rimanere in contatto come potevamo. Inoltre, sempre in quegli anni, nelle attività della Parrocchia, venivo scelta spesso io per preparare le preghiere dei fedeli per la Messa, le introduzioni per le lezioni di catechismo e così via: pur avendo anche in questo ambito un’ispirazione innata, dedicavo con passione tempo alla stesura di quanto mi veniva chiesto, perché mi faceva sentire viva. E con la mia chitarra ho provato, non solo a eseguire testi e melodie di grandi autori ma mi sono azzardata persino a produrre canzoni mie. Insomma la creatività mi ha condotta per molti anni.

Poi, per scelte (forse sbagliate) di vita poco consone alla mia natura, ho intrapreso all’università un indirizzo di studi giuridico-economico che mi ha un po’ snaturato ma che non è bastato ad allontanarmi dalla mia reale passione: scrivere. Ho ripreso a farlo, dopo lunghi anni di buio, per i miei figli e questo mi ha come liberata dalla polvere e dal tedio per ri-scoprire, a quasi quarant’anni, che mi piace scrivere. Questo potrebbe suonare un po’ come fallimento: invece no, è come una riscossa, una rinascita, una resurrezione. “La mia dignità è ancora giovane”, canta in modo splendido Giorgia. Senza funambolismi psicologici o panegirici intellettuali perché, a questo punto è un dato di fatto, scrivere per me è una sorta di catarsi, è terapeutico. E lo faccio quando posso e scrivo di tutto: sui paesaggi che vedo, sulla gente che incontro, su qualcosa che mi colpisce e soprattutto sulle emozioni che provo. Da qui il mio motto: “emozioni in punta di penna”.

Nel 2011, la realizzazione di un sogno: la pubblicazione del mio primo libro “Una storia di stra-ordinaria follia. Quante emozioni ho provato nel contattare i possibili editori, nel far leggere le mie pagine alle persone più vicine e, soprattutto il mio cuore s’è riempito di emozione la sera della presentazione del libro: a dicembre 2011, è stata una delle più belle giornate della mia vita (dopo le canoniche: laurea, matrimonio, nascita dei figli…) perché 110 persone, delle più svariate provenienze erano lì per me ad ascoltare quanto avevo da raccontare. Man mano che la serata si dipanava tra saluti iniziali, lettura dei passi del libro, interventi dei relatori e ovviamente il mio, sentivo crescere dentro la certezza che quell’emozione che era mia, era diventata anche quella delle persone accanto e davanti a me. Un silenzio composto e partecipe, qualche lacrima e tanti applausi mi hanno dato la certezza che quel grido di speranza che volevo passasse dal mio libro era stato urlato a gran voce, ascoltato nel silenzio del cuore, accolto e metabolizzato da ogni persona presente. Questo è ben più grande di qualsiasi risultato editoriale e, benché a priori non avessi nessun obiettivo, solo dopo ho capito – con quello che ho provato quella sera e fino a oggi – che è questo il mio sogno: scrivere per donare, nonostante la difficoltà delle tematiche che affronto (perché non mi piace giocare facile, non ci riesco) speranza e voglia di vivere.

Herman Hesse diceva:

“I libri hanno valore solo se guidano alla vita, se sanno servirla e giovarle”.

Col mio libro, quella sera e nei mesi a venire, in base agli echi ricevuti, ho aiutato chi mi ha letto alla rilettura della vita, e io stessa ho riscoperto e valorizzato la mia. Ecco perché scrivo: voglio servire la vita e il suo Creatore, nel senso più ampio di cantarla, lodarla e valorizzarla anche di fronte alla mediocrità del mondo, alle difficoltà più insormontabili e agli abissi più neri in cui ogni essere può sprofondare. In questo modo giovo a me stessa per prima e, spero, anche agli altri.