È l’amore che conta

Riprendendo il trend musicale del post del 24/05, questa volta voglio proporvi una canzone che adoro perché mi aiuta ogni volta che l’ascolto. Platone ha detto: 

“La musica può donare delle ali  ai vostri pensieri e illuminare la vostra anima di una luce eterna”.

Essa infatti – con la perfetta simbiosi tra la forza dirompente delle note e la profondità dei testi, quando accompagnata dal canto – ha in sé la capacità di colpire l’orecchio, la mente e il cuore di una persona al primo ascolto e magari addirittura accompagnarla in una delle fasi della sua vita.
Non vi è mai capitato? 

Sempre il filosofo di cui sopra sottolineava che: “La musica è la miglior medicina dell’anima”.
Ed è proprio vero.

Nel mio romanzo, mentre Viviana era ricoverata nelle varie cliniche, il marito ha sempre provato a stimolarla, oltre a fornirla di libri (che non ha mai voluto leggere), regalandole LP di cantanti che le piacciono, mettendole la sua musica preferita in un lettore MP3. Erano i suoi periodi più bui e gli unici stimoli che la potevano sollecitare erano la lettura e la musica.

La canzone di Giorgia – artista che ho sempre amato per la grande estensione vocale e per la sublime capacità di interpretazione – uscita qualche mese prima della pubblicazione del libro, mi ha scortata e incoraggiata prima, durante e dopo la presentazione di dicembre.
E ancora oggi l’ascolto e la canto molto spesso. Il suo unico difetto è di essere stata troppo commercializzata (è passata molte volte in rotazione nelle radio), ma se il messaggio che lancia è valido, ben venga. 

foto di Chiara Lanari http://www.chiaralanari.com

Secondo me la canzone è letteralmente un inno all’amore, non quello languido o sdolcinato, ma quello vero che si apre a 360 gradi: l’amore in una coppia, quello all’interno di una famiglia, quello d’amicizia tra persone che si trasmettono un affetto sincero, quello tra Dio e i suoi figli. Giorgia non cita nessuno di questi ambiti ma snocciola questioni che in ognuno di essi si possono ritrovare: nel ritornello ci sottolinea che l’amore è una strada contorta, per niente comoda o dettata dalla logica e che di fronte all’amore non contano i numeri o i limiti che ciascuno ha.

Nella prima strofa la canzone parla in prima persona e quindi va bene per chiunque ci si immedesimi: “Di errori ne ho fatti, ne porto i lividi ma non ci penso più; ho preso ed ho perso ma guardo avanti”. E ancora, nella seconda: “Di tempo ne ho perso, certe occasioni sai, che non ritornano, va bene lo stesso se la mia dignità è ancora giovane”. Nella vita ci sono i rimpianti che formano lividi nell’anima, invisibili ma dolorosissimi; si prende tanto (affetto dalle persone, conoscenza dallo studio…) e si perde anche (persone alle quali si dava sincerità ma che alla fine non la meritavano, occasioni di lavoro e altro): in ogni caso, l’importante è guardare avanti, non ascoltare i rimpianti e i rimorsi del passato ma pensare solo al presente per costruire, poi, il futuro. La dignità non ha età, è sempre giovane, come conferma anche Giovanni Paolo II: “La nostra dignità umana ci viene da Dio nostro creatore, a cui immagine siamo stati creati. Nessuna privazione o sofferenza potrà mai rimuovere questa dignità, perché noi siamo sempre preziosi agli occhi del Signore”.

Ma la frase che più mi colpisce in tutto questo susseguirsi di spunti e riflessioni è questa: “Non ti perdere, impara anche a dire di no a questo tempo d’ira e di cemento”. Con i suoi gorgheggi, Giorgia entra nel profondo: siamo in un tempo in cui governano l’ira, in tutte le sue forme – dall’arrabbiarsi per un nonnulla, al distruggere i rapporti familiari (conosco persone che addirittura non rivolgono più parola ai propri familiari, come se fossero morti), dalla guerra tra popoli alle lotte politiche – e il cemento, non solo quello che viene usato per costruire le case, i palazzi e magari rovinare anche un bel paesaggio regalatoci dalla natura (come cantava Celentano ne “Il ragazzo della via Gluck”). Credo lei voglia riferirsi a quel cemento freddo e coprente che schizza dal cuore come da una betoniera impazzita: mattone su mattone, questo cemento pone le basi per costruire negli anni la freddezza del cuore, l’insensibilità, l’indifferenza dentro e intorno a noi. Anche se non ce ne rendiamo conto perché andiamo troppo di fretta (come viene ben evidenziato nel video) trascinati come da un turbine, in cui tutto è multitasking (dobbiamo essere in grado di fare almeno due cose insieme come un computer che apre tante finestre in contemporanea), da un corri-corri chissà dietro a che cosa.
Questo cemento
 fa piazza pulita e, a braccetto con l’ira, rade al suolo sentimenti, emozioni, rapporti: tutto diventa grigio, insipido, algido. E al posto dell’anima troviamo un igloo o una terra bruciata senza speranza. Me ne accorgo a quasi quarant’anni, ma voglio dire un NO deciso a questo tempo dove l’arido tenta di vincere sul rigoglioso, dove il grigio/nero vuole sconfiggere il bianco, dove la corrente più nefasta vuole trascinarmi verso la solitudine. Sì, perché c’è ancora speranza se ognuno di noi sa dire di no a tutti quei muri ingrigiti e cinici che ira e cemento vogliono costruire attorno alle nostre certezze (la fede, l’amicizia, i rapporti familiari e di coppia), perché alla fine di tutto: è l’amore che conta!


8 pensieri su “È l’amore che conta”

  1. Bellissima canzone..
    la frase che evidenzi anche tu “Non ti perdere, impara anche a dire di no a questo tempo d’ira e di cemento” è assolutamente significativa; se ti guardi intorno vedi un mondo che ti offre mille possibilità, e tu ti senti piccolo e allo stesso tempo ti sembra di essere padrone della tua vita, ma quanto di questo è reale? siamo liberi nelle azioni, ma non nella mente, siamo alla continua ricerca di qualcosa e corriamo affannosamente fino a ritrovarci nel punto di partenza.. questa è la libertà?
    effettivamente riuscire a dire di no alle false prospettive che ci vengono offerte non è tanto un privarsi di qualcosa, ma riappropiarsi di sè stessi e della propria “dignità giovane” come essere umani.

    1. Indubbiamente, willow, hai guardato “il problema” del dire NO da un’altra prospettiva rispetto a me. E anche il tuo è giustissimo.
      Ciò significa che, allo stato attuale, abbiamo tanti no da gridare.
      Io ho visto l’ira e il cemento costruire attorno a noi dei muri; tu hai visto le possibilità (chiamiamole slogan pubblicitari, specchietti per le allodole o altro) che ci vengono propinate per abbindolarci e che, alla fine, come i muri di cui parlavo io, ci tolgono la libertà e l’essere noi stessi.
      Alla fine il fulcro, l’essenza è proprio questa (in ogni caso descritto o da ogni sfaccettatura si guardi il concetto): recuperare noi stessi, i rapporti veri e di valore costruiti e portare avanti le positività che ognuno ha e… tralasciare il resto.
      Per mantenere intatta quella dignità di cui ciascuno è stato dotato, anche fosse per il solo fatto di chiamarci “essere umano”.
      E’ così difficile in un mondo come questo dove vale chi ha denaro, potere, prestigio (fittizio o reale?) e tutti gli altri non contano nulla. E non parlo solo della gente comune che già ha dignità per il solo fatto di alzarsi ogni giorno, svolgere il proprio dignitosissimo lavoro – qualunque esso sia – crescere una famiglia, coltivare passioni e amicizie. Parlo dei reietti: i bambini mai nati perché abortiti, le donne traumatizzate dalle violenze subite, i malati di ogni genere (e non sto qui a citare i vari acronimi: sla, distrofia, down… sarebbero troppi) e anche i malati di mente, i “matti” che vanno solo rinchiusi e fatti tacere. O magari fa comodo far finta di farli reintegrare nella società?

  2. OK per la canzone di Giorgia …ci sta tutto quello che avete detto, ma riguardo alla musica io sono pienamente in accordo con platone ed aggiungerei che per me è la musica strumentale che mi fa raggiungere stati di armonia ed estasi incredibili….forse perchè non condiziona la mente con i pensieri oggettivi(tipo Giorgia), ma ti lascia ogni apertura verso la purezza delle senzazioni, verso direi quasi il proprio cammino personale o spirituale (e qui mi ricollego anche al fatto che la musica ci accompagna nella vita).
    A me la musica mi fa viaggiare ,immaginare, gioire, alle volte anche venire i brividi ma non ho mai provato a definirla perchè perderebbe l’anima.
    E in più rispondendo a Willowtree io direi che POSSIAMO essere liberi nella mente rifiutando quello che ci propinano,NON guardando più la televisione, non seguendo le mode, tornando vicino alla natura, rifiutando OGNI forma di integralismo e razzismo; MENTRE nelle azioni siamo apparentemente liberi perchè non facciamo nulla di più di quello che vogliono i POTENTI di cui parlavate sopra…NON facciamo nulla perchè quella dignità umana tanto agognata sia VERA….io sono aperto a 360 gradi per ogni idea costruttiva, abbiamo INTERNET? usiamolo al posto dei giornali della TV o delle RADIO facciamo una rivoluzione pacifica alla Gandhi però facciamo qualcosa!!!!!!!

  3. Oggi è diventato tutto fin troppo facile per le nostre coscienze…
    Dietro al concetto di libertà si commettono scempi e “stratificazioni di cemento” che a volte lasciano senza parole…
    Alla prima difficoltà si troncano rapporti, si chiudono porte, si fanno scelte drastiche a scapito di altri perchè prima di tutto veniamo noi stessi, e il nostro egoismo è mascherato da giustificazioni che spesso sono condivise dalla massa e sbandierate dai più come vessilli di emancipazione.
    Alla prima difficoltà di coppia ricorriamo al divorzio, se un bambino non è sano lo si vuole sapere subito così si può “buttarlo via” (perchè fisicamente questo avviene) e magari ci arrabbiamo se la chiesa non ci fa fare la comunione in quanto divorziati o abortisti.
    E’ troppo comodo…
    Rispondere all’amore con la A maiuscola significa essere perseveranti e abbandonarsi con fiducia anche se le scelte sono difficili e andare avanti è faticoso, significa rischiare, sperare, mettere Dio al primo posto e gli altri poco dopo.
    Chi lotta con sofferenza ma tenacia contro la malattia come Angelo e Viviana, chi sceglie ogni giorno di dire “si!” alla vita, che lotta con il marito per un matrimonio fecondo, con la fede per avere dei riscontri autentici, con gli altri per creare una società più efficiente, con i figli per dare speranza al loro futuro, non sceglie la strada facile, ma quella stretta e tortuosa che però alla fine fortifica.
    Non è facile e a volte fa paura… ma chi ha vissuto dolori grandi senza perdersi e senza mollare mai, senza scegliere la via comoda ma egoistica, sa che se ne esce risorti …con una voglia di vivere e soprattutto di amare ancora più grande, che muove le montagne. Perchè è proprio l’amore che conta e dà la felicità piena.

    1. Bellissimo commento, Sisterina.
      E’ proprio la strada stretta e tortuosa che ci consente di raggiungere, anche se a fatica, la felicità.
      E ora bisogna dire che questa strada non è più solo stretta e tortuosa ma piena di insidie: stratificazioni di cemento, vessilli di emancipazione malcelati – che in realtà nascondono solo fragilità – (come li chiami giustamente tu), e tanto altro ancora.
      La risposta a tutto questo “marcio” la trovo in questa “Iscrizione trovata sul muro della Casa dei Bambini di Calcutta”, ovviamente attribuita a M. Teresa:

      Trova il tempo..

      Trova il tempo di pensare
      Trova il tempo di pregare
      Trova il tempo di ridere
      È la fonte del potere
      È il più grande potere sulla Terra
      È la musica dell’anima.
      Trova il tempo per giocare
      Trova il tempo per amare ed essere amato
      Trova il tempo di dare
      È il segreto dell’eterna giovinezza
      È il privilegio dato da Dio
      La giornata è troppo corta per essere egoisti.
      Trova il tempo di leggere
      Trova il tempo di essere amico
      Trova il tempo di lavorare
      E’ la fonte della saggezza
      E’ la strada della felicità
      E’ il prezzo del successo.
      Trova il tempo di fare la carità
      E’ la chiave del Paradiso.

  4. E’ proprio difficile commentare l’articolo per due motivi principali, il primo perchè si stringe in gola un nodo che ti verrebbe soltanto da piangere perchè rifeletti su quanto tempo si perde dietro a cose inutili che alla fine non danno quella felicità vera di cui anima e corpo necessitano per essere un DONO per tutti e il secondo perchè l’ articolo si commenta da solo.
    E’ a dir poco favoloso, tutto vero ma la frase che più mi ha colpita è ” Nessuna privazione o sofferenza potrà mai rimuovere questa dignità, perché noi siamo sempre preziosi agli occhi del Signore” e agli occhi di tutti perchè nel quotidiano il Signore sta proprio lì.

    1. Non voglio farti piangere, cara Emanuela!
      Anzi, io vorrei solo scuotere le coscienze e far riflettere…
      E come sottolinei tu: è la dignità che, nonostante tutto quello che può succedere ognuno ha, rende veramente libero e vero un uomo perchè questa dignità viene da Dio. Di fronte a lui valiamo sempre, anche se davanti al mondo siamo zero: e questa speranza, che è certezza perché figli suoi, ci permette di andare sempre avanti.
      Grazie!

  5. “e magari addirittura accompagnarla in una delle fasi della sua vita.
    Non vi è mai capitato? ”
    Altroché!!
    Ho canzoni che mi riportano indietro a momenti precisi della mia vita, ad affetti e stati d’animo di allora. E ho brani sempreverdi per ogni circostanza che mi proiettano dentro il contesto e l’emozione in un attimo: solitudine, gioia, energia, distacco, adrenalina, compassione, rabbia, empatia, tristezza, speranza, desiderio d’infinito, allegria…
    L’estasi più piena c’è o sulle parti solo strumentali, che ti toccano l’animo senza neanche usare il potere evocativo delle parole, o su quei brani in cui vale l’esatto contrario e la musica fa solo da sostegno ai versi, a tutti gli effetti poesie musicate. Un po’ come “questo tempo d’ira e di cemento” di Giorgia.

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