Prenditi una mezz’ora

Questa foto, da me scattata nel 2003 nella piazza del Castello di Dublino, mostra una scultura fatta di sabbia, dove l’uomo viene immortalato al risveglio nel proprio letto, assonnato e stiracchiante, inchiodato alla sua sveglia, che gli ricorda inesorabilmente l’inizio di un nuovo giorno, denso di impegni e corri-corri vari.
La scultura mi aveva colpito molto allora e ancora oggi mi pare profondamente attuale: l’uomo è praticamente “crocifisso” al tempo che scorre. Infatti al posto dei chiodi ci sono le lancette e dietro, in un assurdo “moto statico”, ci sono degli ingranaggi, quelli di cui tutti siamo parte, magari senza accorgercene.
Il tempo scorre, indipendentemente da ciò che siamo e come lo trascorriamo: lui va avanti, noncurante di ciò che ci accade di bello o brutto, piatto o esaltante (e l’elenco di termini contrari potrebbe continuare). In un tempo, quello attuale, in cui “A settembre è già Natale!”: così recita un assurdo cartellone pubblicitario affisso per tutta la mia città, che sciorina, sotto un ombrellone chiuso, tanti pacchetti dorati, così da invogliare ad acquistare già da ora sciocche chincaglierie per le prossime festività. Siamo davvero fuori dal tempo!

Viviana, la protagonista del mio libro, ha toccato con mano “l’anacronisticità”, se così si può dire, del vivere fuori dal proprio tempo: nei periodi in cui la bestia – il disturbo bipolare – l’ha attaccata, questo scorreva addirittura senza di lei. O forse era lei a essere fuori da ogni tempo (e ogni luogo, tranne casa sua e le varie cliniche in cui è stata spedita): per una donna di quella età, compresa tra i 32 e i 36 anni, in cui si è nel pieno della vita, essere e sentirsi “un nulla” – nella più totale disperazione e depressione – era come essere morta (e lei lo voleva ardentemente, provando più volte a raggiungere lo scopo), perché senza più interessi, nemmeno per i rapporti coniugali, d’amicizia, figliolanza e maternità e soprattutto per la sua vita stessa.

Certo, il suo è un caso estremo (e nemmeno più di tanto, vista la diffusione a macchia d’olio, di tale patologia, purtroppo), ma “Il mal di vivere“, in generale, dilaga nella nostra società e sempre più spesso la nostra vita si vela di quell’antipatica apatia, si appiattisce in quella continua routine, fino ad adeguarsi a dei ritmi che non sono nostri ma dello scandire di un orologio folle. Siamo così schiavi della velocità del suo trascorrere che, invece di fermarci, corriamo sempre più per non accorgerci di ciò che invece manca e continuerà inesorabilmente a mancare… in realtà, non è importante quante cose facciamo, ma come, con chi, per chi e nel momento che ci è dato di vivere adesso.

Come dare un senso, dunque, a questo fluire del tempo, senza esserne inghiottiti? Come ritrovare e, poi, ritrovarsi in una dimensione propria, che ci arricchisca e valorizzi il nostro esistere senza rasentare l’egoismo?
Al solito, trovo risposta nelle parole di M. Teresa, in un’iscrizione trovata sul muro della Casa dei Bambini di Calcutta, dal titolo: “Trova il tempo

Trova il tempo di pensare
Trova il tempo di pregare
Trova il tempo di ridere
È la fonte del potere
È il più grande potere sulla Terra
È la musica dell’anima.

Trova il tempo per giocare
Trova il tempo per amare ed essere amato
Trova il tempo di dare
È il segreto dell’eterna giovinezza
È il privilegio dato da Dio
La giornata è troppo corta per essere egoisti.

Trova il tempo di leggere
Trova il tempo di essere amico
Trova il tempo di lavorare
E’ la fonte della saggezza
E’ la strada della felicità
E’ il prezzo del successo.

Trova il tempo di fare la carità
E’ la chiave del Paradiso.

Non commento queste bellissime parole: indipendentemente dal credo religioso, si spiegano da sole e hanno una forza dirompente. Le prendo in prestito non solo per stimolare ciascuno a riflettere sull’impiego del tempo, ma anche e soprattutto per introdurre il video che ora vi propongo. Da qui il titolo del post, “prenditi una mezz’ora”: così ha messo nell’oggetto della sua mail una mia carissima amica, quando me ne ha suggerito la visione.
Il cortometraggio dura circa 20 minuti (“Uff, mammamia! 20 minuti del mio preziosissimo tempo?!”), ma vale veramente la pena di essere visto, in proporzione a quanto ne sprechiamo per fare o vedere tante sciocchezze-spazzatura. 
Quantomeno, dopo averlo visto, di certo ne occuperemo molto di più ad apprezzare quello che abbiamo e ne risparmieremo altrettanto nelle lamentele per ciò che ci manca. 

Il video imperversa su internet ormai dal 2009, su youtube conta centinaia di migliaia di contatti e vari bloggers, anche di prestigio, ne hanno parlato. Io mi accodo umilmente a loro, sperando che qualcuno ancora non l’abbia visto e che gli altri gradiscano riassaporarlo e commentarlo: si intitola Il circo della farfalla“.

Più volte ho parlato del significato della farfalla: in alcuni post, in una pagina del mio sito e nella stessa copertina del libro, c’è questo bellissimo lepidottero che si libera della ragnatela che lo intrappola. Il cortometraggio ne è la conferma: ognuno può liberarsi del suo bozzolo e da verme (o bruco, per imbellettare la parola), attraverso una meravigliosa metamorfosi, può tramutarsi in una bellissima farfalla e volare liberamente nell’aria. Lo può fare chi è sano, chi è malato, chi è “without limbs” (senza arti), come il protagonista del video: credere in sé stessi, nonostante tutto, è la chiave per la reale e concreta soddisfazione della vita di ciascuno, perché permette di donare anche le nostre limitazioni, che non sono affatto limiti, agli altri.
Come scopre Nick Vujicic, si è inferiori agli altri (“Un uomo maledetto dalla nascita, a cui Dio stesso ha voltato le spalle!”, viene definito più volte nel corto) finché lo si crede dentro l’anima e in fondo al cuore: in realtà ognuno ha la sua dignità profondissima di fronte a Qualcuno che lo ama immensamente e che ne conosce il valore nel più intimo, nell’anima. Scoprendo e accettando questo fatto, così apparentemente banale ma straordinariamente sorprendente – proprio come la stra-ordinaria follia che narro nel mio libro – si acquista valore anche di fronte agli altri e, quel che è più importante, dentro sé stessi.

Non anticipo altro… Buona metamorfosi!

7 pensieri su “Prenditi una mezz’ora”

  1. Grazie Luisa, stupendo e commovente filmato.
    E’ vero quello che dici sul credere in sé stessi.
    Ed è altrettanto vero quello che sottolinei, perché anche il credere in sé stessi ha origine in qualche modo nel rapporto con l’Assoluto.
    Per me vale il principio: credo (a volte: mi sforzo di credere) in me stesso perchè Qualcuno da sempre ha creduto in me nonostante i miei limiti, anzi mi ha creato esattamente così, limitato.
    E’ questo a mio avviso che, proteggendo dal presuntuoso inganno del credere in qualità o meriti che non si hanno, dà dignità e senso. Che fa in modo di farti capire a che cosa ti serve e che senso ha il tempo che hai a disposizione, qualunque sia il tuo stato in quel momento. Che ti fa capire l’immenso valore tuo e degli altri, in ogni condizione. E ti dà anche il coraggio di andare avanti fermamente e serenamente di fronte alle sconfitte, agli insuccessi, alle delusioni o alle incomprensioni e al giudizio di chi, per ignoranza, supponenza, prepotenza, non riconosce o nega questa tua dignità.
    Che alla fine ti fa capire che sei si, limitato, ma che riconoscere e accettare i tuoi limiti ti aiuta a trasformarli e ritornare all’Assoluto: non c’è bisogno di saggiarli di continuo col surrogato di sport o comportamenti estremi che danno illusione di onnipotenza e controllo di sé: è coi limiti dentro che si gioca la partita.

  2. Mamma mia, Luisa il viedeo è bellissimo, e il tuo pensiero è giunto proprio al momento giusto. Bisogna impegnare il nostro tempo anche per credere in noi stessi e nelle nostre potenzialità e provare a “superare” i nostri limiti…. grazie

  3. Nel filmato, molto commovente, si vede come quando si tocca il fondo, la forza di sopravvivenza ci spinge a risalire, a cercare quell’aria quella luce che manca per rivivere, pur non avendo il necessario per farlo. Grazie per aver proposto il video, ciao.

  4. Ciao Luisa,
    sto ancora cercando di vedere l’ultima parte del video…purtroppo ho problemi di connessione e non riesco a scaricarlo completamente.
    Comunque sono già emozionata: conosco molto bene Nick ma non sapevo avesse fatto un cortometraggio…Lo conosco perchè un anno fa circa mi sono stati fatti vedere due video su di lui ad un incotro dedicato alla vita e alle famiglie. Non aggiungo altro: vi posto i due video su Nick che ci hanno fatto vedere (presi in quel caso addirittura da “Striscia la notizia” che ogni tanto trasmette qualcosa di buono) + un terzo video di argomento altrettanto toccate che ci permette di riflettere un altro pò. Sono più brevi. Ve li consiglio
    http://www.youtube.com/watch?v=n5VbFfjSm_0
    http://www.youtube.com/watch?v=fOuoseDLqNI
    http://www.youtube.com/watch?v=MuRvsErkHFI&feature=g-vrec

    1. Ciao Sisterina, io ho visto il cortometraggio di Nick e poi di rimando, ho fatto una ricerca, e ho trovato alcuni suoi video… E’ davvero una persona eccezionale che ha fatto della sua vita un dono totale agli altri per dare speranza e motivazione interiore. Fare lo speaker motivazionale è divenuta praticamente la sua professione… Invito anche io te a vedere il video completo, gli altri a visionare i video che hai postato tu… E’ davvero tempo speso bene.

  5. A proposito del Tempo…
    C’e’ un passo del Vangelo che mi fa quasi male ascoltare…
    Quando Gesu’ si reca a pranzo da Marta e Maria,una si siede ad ascoltarLo(Maria) mentre l’altra ,Marta, corre per tutta casa affaccendata nei vari servizi.
    Alla fine,esausta,si rivolge a Gesu’ dicendogli:”Signore!Rimprovera mia sorella che non mi aiuta!.”
    E Lui le dice:”Marta,Marta…Maria si e’ presa la parte migliore,che non le verra’ tolta.”
    Ecco,e’ come se io mi sentissi dire:”Aurora,Aurora,ti affanni tanto tutto il giorno ma,così facendo, rischi di perdere le cose che valgono davvero.
    Grazie per questo post,almeno mi sono fermata un attimo!

    1. Bellissimo questo passo del Vangelo che tu ricordi, cara Sunrise. Emblematico, perché Gesù indica cosa conta: non quanto ci affanniamo e quante cose portiamo a termine, ma come le facciamo. Questo implica anche fermarsi per ascoltare Lui, pregare, meditare, riflettere. In questo modo le cose anche semplici, quelle quotidiane, acquistano una nuova luce, una nuova veste perché fatte con amore. La giornata è troppo corta per essere egoisti, dice Madre Teresa. E io aggiungo: anche la vita.

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