Reticelle

rete

Si chiamano così tra loro, le appartenenti alla “Rete al femminile”: imprenditrici che, unendosi in un network professionale, condividono i propri talenti e competenze, al fine di accrescere le potenzialità di ciascuna.
Non mi sono mai piaciuti gli estremismi o i sessismi più spinti – anche se amo, da sempre, parlare dell’innata forza della donna – ma devo dire che, questa volta, mi sono trovata spiazzata positivamente di fronte a questa realtà tutta in “rosa”.
Ho partecipato, infatti, a un evento organizzato dalla Rete al femminile di Perugia, in occasione del raggiungimento del suo primo anno di attività: sono rimasta davvero colpita dalla semplicità di queste professioniste che, al contempo, dimostrano concretezza e voglia di fare

Nella mia provincia (a dire il vero qualcuna è anche di fuori) sono oltre 60 le donne che fanno parte della Rete, nata a Torino nel 2013 e ormai presente in molte zone italiane.
Alla base dell’attività del gruppo c’è la collaborazione: attraverso uno scambio di servizi e conoscenze, si creano nuove opportunità per la professione e la visibilità di ogni Reticella.
Eravamo in tante, quella sera, all’aperitivo da loro offerto e con alcune ho avuto modo di parlare più a fondo e apprezzare il coraggio di mettersi in gioco continuamente, non solo come appassionate del proprio lavoro ma come donne in toto.


Sono svariati gli ambiti compresi tra le maglie della Rete perugina: ci sono artigiane e creative, professioniste del sociale, quelle che lavorano per la salute e il benessere e coloro che si occupano di organizzazione di eventi, comunicazione e web. La maggior parte di loro è anche moglie e madre (non posso non ricordarne una che era anche una gran lavoratrice…).

In una loro brochure leggo con piacere due frasi che si adattano bene non solo all’ambito lavorativo, ma anche a ogni aspetto della vita di una persona, femmina o maschio che sia:

«Intrecciare fili e idee per non perdersi lungo la strada».

«Creare trame di solidarietà».

Un altro elemento che mi colpisce di questo gruppo – ma, devo dirlo, sono di parte: tra le Reticelle ci sono anche mia sorella e mia cognata 😉 – è il fatto che tra le iscritte vengano organizzati anche dei momenti formativi per conoscersi e crescere insieme, alla luce delle esperienze di ognuna. Elemento da non sottovalutare perché, oltre alla possibilità di progredire con l’interscambio professionale, le Reticelle non si accontentano di essere ciò che già sono singolarmente ma puntano avanti lungo la strada (io, attualmente, la chiamerei giungla) e cercano di crescere per diventare sempre più complete.

Come non augurare a questa squadra di andare avanti e inglobare al suo interno tante altre imprenditrici che, magari finora, sono rimaste sole e nell’ombra?

(E, a proposito di auguri e di donne imprenditrici: Buon compleanno, mia SUNRISE!  😀 )

15 pensieri su “Reticelle”

  1. In effetti, per esperienza quasi diretta (moglie reticella, anzi reticente, come dico io) risulta un’organizzazione molto valida per far conoscere i talenti e la professionalità individuale di chi ve ne fa parte.
    Ora però, cara Luisa, non posso che chiedere a gran voce un post sugli uomini perché ultimamente il blog ha virato decisamente verso il femminile e noi maschietti iniziamo a sentirci defraudati! 🙂

    …Scherzo naturalmente. Un beso a tutte le donne del blog.

    1. Caro Bull, certo che scriverò un post tutto al maschile ma, di sicuro, non parlerò di calcio! Tanto meno di certe “squadrette”…
      A parte gli scherzi, la presenta tua e del “sesso forte” è assai gradita in questo blog, anche se vi fate un po’ desiderare nei commenti…

      Besitos a tutti gli uomini di questo blog!

  2. Grazie infinite per gli auguri mia cara amica!
    Sono stata felicissima di leggere il tuo nuovo post nel giorno del mio compleanno!
    Bella l’esperienza di queste mie colleghe, spero piu’ fortunate di me nel campo del lavoro 😉
    In bocca al lupo a tutte noi e speriamo che il domani ci dìa la possibilita’ di realizzarci pienamente!
    Un grandissimo abbraccio
    Sunrise (artigiana ceramista)

  3. Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.
    Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
    Che uno dice: è finita.
    No, non è mai finita per una donna.
    Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.
    Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.
    Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l’esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
    Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all’altezza o se ti devi condannare.
    Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
    E sei tu che lo fai durare.
    Sei stanca: c’è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
    Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
    Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: “Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così”.
    E il cielo si abbassa di un altro palmo.
    Comunque sia andata, ora sei qui e so che c’è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.
    Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
    Ed è stata crisi, e hai pianto.
    Dio quanto piangete!
    Avete una sorgente d’acqua nello stomaco.
    Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
    Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
    E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l’aria buia ti asciugasse le guance?
    E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze!
    Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore.
    E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile.
    Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
    E’ da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
    Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
    Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
    Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
    Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.
    Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
    Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
    Parte piano, bisogna insistere.
    Ma quando va, va in corsa.
    E’ un’avventura, ricostruire se stesse. 
    La più grande.
    Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.
    Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo “sono nuova” con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
    Perché tutti devono capire e vedere: “Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse”.
    Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
    Per chi la incontra e per se stessa.
    È la primavera a novembre.
    Quando meno te l’aspetti…

    Testo originale Diego Cugia, alias Jack Folla

    Auguri a tutte queste meravigliose donne, per prima la mia cara amica Luisa

    1. Sono tante le frasi che mi colpiscono di questo testo (solo tu, Anna, puoi tirar fuori dal cilindro queste magie, grazie!).
      Una in particolare, però, voglio sottolineare:

      “Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti”.

      Com’è vero! Conosco donne che, anche di fronte alla propria morte – fisica, spirituale o mentale che sia – non si arrestano: lottano, con unghie e denti, scavano proprio come quella ruspa e provano a “innamorarsi” di nuovo di se stesse.
      Pur trasformate e defraudate, offese e annientate… vanno avanti accettando, col tempo (il diesel), il neo-status acquisito.
      Lo fanno per altri, forse, per coloro a cui son pronti a donare la propria vita… difficilmente per sé.

      Grazie, Anna.
      Grazie, mamma.

    2. “Una donna si rialza sempre, anche se non ci crede, anche se non vuole”…
      Cara Anna, ci fai conoscere sempre degli scritti preziosi, che ci rincuorano e rafforzano.
      Grazie mille.
      Aurora

  4. Ma dico io, se ci sei tu, tua sorella e tua cognata, allora me faccio l’intervento, metto gonna e tacco 16 e arrivo RETICELLE,( ma poi, basta che aspetto un altro po’ e non ce sarà manco bisogno de l’ intervento). A parte le stupidaggini, coraggio voi sapete sempre come riprendere in mano le situazioni, anche le più difficili siete uniche in questo. Ti abbraccio ciao.

    1. Ciao Sergio, io non sono tra le Reticelle ma fai pure l’intervento, se vuoi…

      Comunque, a me vai benissimo così: vero maschio che ha generato tre maschi e ha tre fratelli maschi 😉
      E non solo: simpatico, scherzoso, sempre con la battuta pronta ma davvero profondo e vicino al Signore.

      Sei grande! E ti voglio un gran bene!

      Ps: Saluta Schiaffo, Scheggia e tutta la prole loro e tua 😀

  5. Bellissima questa iniziativa , che porta tutta la creatività e le doti tipiche del ” genio femminile” !!!!! Idealmente mi sento dentro e non posso che augurare alle Reticelle un proficuo ” lavoro”!! Un abbraccio Luisa!

  6. Grazie Aurora, mi fa piacere che le cose che trovo e aiutano me, possono essere di aiuto ad altre persone.
    So che sei una cara amica della “nostra” Luisa e spero quando riuscirò a conoscere lei, riuscirò poi a conoscere di persona anche te.
    Un abbraccio a tutte le persone meravigliose di questo blog!

    1. Grazie Anna!!!
      Sarebbe bellissimo conoscerci!
      Ti auguro tutto ciò che più speri.
      Un forte abbraccio a te ed al tuo cagnolino da me e Lampo che è qui al mio fianco.
      Aurora

  7. Ciao Aurora e ciao a tutte/tutti. Come forse qualcuno saprà sono una insegnante di scuola dell’infanzia e una amante della letteratura infantile e non solo.
    Per qui stasera ho pensato di darvi la buona notte con un “passaggio” significativo del Piccolo principe. Spero che apprezzerete. Vi voglio bene.
    Caro Piccolo Principe,
    da quando ho fatto la tua conoscenza in quel deserto arido e desolato non ho più potuto dimenticarti; non ho dimenticato le tue domande, nè la tua mancanza di pazienza nell’aspettare le mie risposte, ma ancor di più non ho dimenticato la tua lezione sull’amicizia, quella nei confronti della rosa e quella nei confronti della volpe, che è stata una grande maestra per te, ma anche per me.
    Anch’io, come te, ho amato e continuo ad amare una rosa, e da lei mi sono lasciata tiranneggiare, ciò è successo a causa delle sue “quattro inutili spine”. L’ho amata perchè l’ho vista prima sbocciare alla vita, pavoneggiandosi, e poi l’ho vista sfiorire, perdere i suoi petali, i suoi colori, il suo profumo! E pensare che per evitarle qualsiasi tipo di sofferenza anch’io, come te, l’avevo protetta con una campana di vetro, ma non avevo fatto il suo bene, perchè le impedivo di essere se stessa, di fare amicizia con le farfalle, di sopportare i bruchi, di sentire il lieve fluttuare del vento. Non è amore quello che ti fa rinchiudere l’oggetto amato in uno spazio protetto, fosse anche il più prezioso. L’amore vero è quello che ti fa osservare “la rosa” da lontano lasciandole la libertà di fiorire, profumare, risplendere per tutti i viandanti che hanno la fortuna di imbattersi in essa. C’è voluto molto tempo per capire quanto ti sto dicendo, ma ce l’ho fatta. Non posso negare che ho avuto l’aiuto della volpe. Ella mi ha insegnato l’arte della pazienza, il tempo dei riti, la gioia di saper riconoscere “un passo tra gli altri passi”, “una risata tra le altre risate”!
    Ora la mia rosa è turgida, ricoperta di piccole gocce di rugiada, forse anche con qualche simpatica coccinella tra i suoi petali ed io, la sera, quando sulla mia ampia terrazza che domina il mare guardo il tramonto la penso e la spero oltre che felice, anche capace di non lasciarsi appassire, ma di voler restare la “rosa” che ho conosciuto io: un po’ tiranneggiante, ma molto molto affascinante, sempre ricca del suo forte profumo e di quelle poche inutili spine.
    Tu mi manchi e forse non ti incontrerò più, perchè il panorama dove sei scomparso è rimasto lo stesso di quel triste giorno, quando ho dovuto abbandonare il mondo della fantasia per entrare in una realtà arida e senza poesia. Ti confesso che non ho però rinunciato del tutto ai miei sogni e mi basta chiudere gli occhi per rivedere la rosa, la volpe e Te, caro piccolo indimenticabile amico.
    Un’anima sognante

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *