Scrivimi, le giornate ormai si allungano…

Già nella pagina iniziale del mio sito “Emozioni in punta di penna“, sottolineavo l’importanza che ha per me la scrittura, come veicolo emozionale di apertura in primis verso me stessa e poi verso gli altri, magari come riscoperta di valori importanti ma dimenticati o affossati da tante altre cose della vita (che alla fine non si rivelano così prioritarie).

Dicevo nel sito: “Ecco perché scrivo: voglio servire la vita e il suo Creatore, nel senso più ampio di cantarla, lodarla e valorizzarla anche di fronte alla mediocrità del mondo, alle difficoltà più insormontabili e agli abissi più neri in cui ogni essere può sprofondare. In questo modo giovo a me stessa per prima e, spero, anche agli altri”.

Dopo un mese di allontanamento forzato dallo scrivere, dovuto a vari impegni di fine scuola, compleanni e soprattutto lavori in casa – soggetti di vario genere (muratori, idraulici, elettricisti e quant’altro) e conseguenti confusione e polvere diffuse ovunque – ho avuto la riconferma di quanto sento dentro ed  esprimo nel sito: non posso stare senza scrivere, quasi soffoco. E non è il caldo scoppiato improvvisamente da qualche settimana a provocarmi questa sensazione.
Un po’ come un pittore che soffre senza tela e pennelli in mano, come un musicista che non riesce ad allontanarsi dal suo strumento. Non sono una scrittrice, ma lontana dal mio quaderno e dalla mia penna non posso stare e so che se cambio borsa e volutamente li dimentico a casa, oltre a mancarmi qualcosa, è sintomo che mi sto privando di ciò che mi dà ossigeno: fossero anche solo due inutili e insignificanti righe di riflessione tra me e me.

Riprendere a buttare giù qualcosa, oggi nel blog, ha per me un qualcosa di magico.
Soprattutto dopo il grande input e incoraggiamento ricevuto venerdì sera dalla terza presentazione del mio libro: si è rivelato un evento ben riuscito, grazie all’accogliente libreria che ci ha ospitato, all’attenzione delle persone presenti, ma soprattutto grazie alla relatrice.
E’ riuscita a catalizzare su di sé – con un italiano impeccabile e una professionalità ed esperienza a dir poco eccellenti – non solo chi era stato invitato ma anche alcune delle persone che vagavano tra gli scaffali della libreria. Il tutto in modo semplice e diretto, fresco e frizzante, con una scaletta improntata precedentemente ma il più delle volte improvvisata all’istante, quasi “a braccio”. Io la spalleggiavo con sguardi di consenso (ed ammirazione) e con la mia voce nella lettura di alcuni passi del libro, e alla fine abbiamo toccato i punti salienti di esso, anche quelli che magari non erano venuti alla luce nelle precedenti presentazioni. Elemento che denota come, a distanza di sei mesi, lo stesso manoscritto può rivelare risvolti inesplorati, soprattutto a livello psicologico.
L’acume intellettivo della relatrice (che non finirò mai di ringraziare) e la sua grande esperienza nella lettura e interpretazione di testi – nonché nell’individuazione dei tratti psicologici dei personaggi del libro e delle persone che si trova di fronte in ascolto – “non ha fatto volare una mosca”, come si dice in gergo.
A qualcuno è uscita anche qualche lacrimuccia perché la dott. ssa Loretta Cellini – psicologa, psicoterapeuta e poetessa – ha saputo scavare nel profondo di ciascuno, allargando a tutto tondo l’esperienza della protagonista Viviana: ognuno a proprio modo, credo, si sia ritrovato in qualcuno degli aspetti e delle realtà da lei descritti.

Abbiamo parlato della metafora insita in farfalle e ragnatele, di gioie e dolori, di voglia di vivere e di morte interiore. Abbiamo parlato di nascite, di amori, di dinamiche familiari e lavorative. Di aspettative e rimpianti, della paura e della forza di cui tutti siamo dotati per superarla. Di rabbia e di strumenti per arginarla, di bene e male, di sanità mentale e follia – disturbo bipolare nello specifico. Di colori e acquerelli, di doni reciproci inespressi tra persone che vivono “sulla stessa barca”. E, naturalmente, abbiamo parlato del gusto e dell’importanza dello scrivere; queste le testuali parole di Loretta, che ho tratto direttamente dal video:

“Credo che la scrittura abbia, in qualche maniera, la capacità di farci mettere a confronto con noi stessi; è un qualcosa che io invito tutti i presenti a fare: anche su foglietti di carta, sui tovaglioli di scottex, su qualsiasi cosa troviamo in casa. E’ un qualcosa che immediatamente ci rappresenta, che ci rimanda alla nostra immagine: altrimenti come faremmo a fare il punto? Assolutamente, è con noi stessi che poniamo di fronte a noi qualcosa e su cui ci specchiamo un po’”.

Con la scrittura, quindi le emozioni, i sentimenti, le esperienze, si storicizzano e acquisiscono un’importanza sempiterna. La penna è lo strumento di collegamento tra cuore e mente, che così si buttano verso l’esterno, il foglio diventa lo specchio di sé.
I drammi della vita, in questo modo, si distaccano da chi li ha provati – perché trasferiti in un qualcosa al di fuori, in qualsiasi momento rileggibile e trovano il giusto peso – ridimensionato, sgonfiato – nella mente e nel cuore; le gioie, le risalite e le vittorie acquisiscono una tale forza, da diventare indelebili. Ogni situazione, negativa o positiva che sia, in questo modo viene trasformata e rimane così vivida da non scolorire mai nell’acquerello della vita. E anche la canzone di Toquinho, che ho citato nel libro e che ho riletto all’inizio della presentazione di venerdì – divenendo il filo conduttore e portante di tutta la presentazione –  acquista una nuova luce e un nuovo significato: la sua melodia così dolce e malinconica che inebria il cuore e s’annida nella rete della memoria, fa da cornice alle parole semplici ma, al contempo altamente evocative, del testo. 

19 pensieri su “Scrivimi, le giornate ormai si allungano…”

  1. Trovo che la scrittura sia, in senso attivo, un metodo per valutare e rielaborare il significato del proprio pensiero, coglierne gli errori, i circoli viziosi, i punti di forza nascosti, i percorsi sotterranei che travalicano la singola frase. Rielaborando la scrittura si riesce a depurare il pensiero da ogni inutile appendice per coglierne la reale verità o menzogna, o la possibilità delle stesse, per fornire al prossimo il cuore di qualcosa che abbiamo scoperto.
    In senso passivo, la scrittura è un veicolo attraverso il quale possiamo assumere i percorsi di pensiero di altri ed agganciarli ai nostri, giungendo in breve tempo a mete alle quali non saremmo potuti giungere con le nostre forze, se non a prezzo di tempo o sacrificio notevole e non complesso molto oltre la nostra portata.
    Nella mia esperienza la scrittura non è che una forma elaborata e condensata di pensiero, e ne assume le qualità in maniera amplificata. Un pensiero deviato, distorto o troppo ramificato e che trasporti menzogna è disprezzabile, allo stesso modo come un pensiero chiaro, conciso e portatore di verità è lodevole. Gli stessi concetti, tradotti in scrittura, diventano a loro volta particolarmente meritevoli o particolarmente deprecabili. Scripta manent : le verità scritte rimangono, le falsità anche, e le seconde sono sempre quelle che è più facile incontrare.

    1. “L’ottimismo è il profumo della vita” diceva uno spot pubblicitario.
      Non voglio far pubblicità, ovvio, ma solo sottolineare che, secondo me bisogna essere un po’ più ottimisti. Non è sempre vero che “Scripta manent : le verità scritte rimangono, le falsità anche, e le seconde sono sempre quelle che è più facile incontrare”, come concludi, Filippo.
      Leggo tanto e di tutto e sono io che seleziono, archiviando nella mente, ciò che è vero da ciò che è falso
      E poi alla fine siamo noi che scegliamo cosa leggere e scrivere, no?

  2. Sono veramente felice per te, per le soddisfazioni che stai ricevendo; te lo meriti. Dire, cosa significa per me scrivere… beh in primo luogo, come per tutti che lo fanno è un modo di comunicare. Un comunicare in molti modi sia a livello generale per far sapere agli altri cosa si pensa, sia personale: quando si scrive ad esempio in un diario o agenda, come valvola di sfogo. Liberarsi intimamente di quello che si prova, si pensa. È un dire senza la scusa di far male a qualcuno per quello che si scrive (che poi è come per quello che si dice) visto che è proprio questo spesso si scrive quello che non si può o non si riesce a dire apertamente di certe sensazioni, dolori, del nostro animo più profondo per la paura di ferire chi ci è vicino quando si pensano determinate cose e la persona che ti ascolta potrebbe pensare che ha sbagliato o che non è in grado di comprendere (cosa magari non vera), ma che comunque ti fa ingoiare le parole e ti struggi dentro. Allora ecco che si ricorre alla tua amica “penna” che non commenta e giudica; sa come per miracolo mettere giù i tuoi pensieri, sentimenti o anche descrivere un fatto vissuto con allegria o dolore, ma sai che almeno in quel frangente si è sinceri al massimo. Penso spesso che non ci si renda conto del potere che ha una penna a seconda di come la si usa, io ho trovato nel tuo modo di scrivere un’alleata che comprende e condivide con gli altri il suo (vissuto/pensiero) mi fa sentire meno sola e mi scalda l’animo.

    1. Grazie Roby, per l’aver trovato un’alleata in me: sono felice che ciò che scrivo scaldi la tua anima, è un’espressione bellissima che mi lega ancor di più a te e mi gratifica (alle volte ci vuole anche questo nella vita: sentirsi gratificati).
      Quanto tu dici a proposito di carta e penna è una riaffermazione di quanto scrivo sopra io: “La penna è lo strumento di collegamento tra cuore e mente, che così si buttano verso l’esterno, il foglio diventa lo specchio di sé”.
      E’ un uscire da sé e un ritrovarsi, anche dopo tempo, in quello che si è scritto. Si riassaporano le sensazioni provate nel momento in cui si era appuntata la frase; si scava nella memoria per ritrovare cosa era accaduto in quel momento…
      Ti abbraccio forte, anche se ci vediamo poco.

  3. Ciao Lu, inizio con lo scusarmi per non esserte venuto venerdì, come ti ho detto conosco da quando ero un bambino Loretta e mi sarebbe piaciuto rivederla e salutarla , ho preferito essere in cattedrale all’ ordinazione dei quattro nuovi preti. Anche per me è importante scrivere soprattutto quando sono ispirato,ho scritto cose belle preghiere soprattutto che ogni tanto rileggo e mi stupisco perchè non mi sembrano mie opere ma mi emozionano sempre non ho un ordine sul come o dove le tengo e ogni volta che cerco qualcosaltro e rispuntano fuori le rileggo.Penso che se non fossero stati scritti i vangeli ,i salmi, le lettere di san Paolo o se san Francesco e altri santi non avessero scritto quello cche hanno scitto ma penso anche a bellissimi romanzi o poemi ,questo per dire che scrivere è davvero importante per chi scrive ma molto più per chi lo legge un abbraccio.

    1. Quello che dici è verissimo, sia per chi scrive che per chi legge, la scrittura è importantissima. Infatti con Loretta ne abbiamo parlato alla presentazione: scrittura come uscita da sé e anche come dono per chi legge. Lo riporta anche il mio libro e i tanti “grazie” ricevuti in questi mesi testimoniano l’importanza del “dono”. In questa maniera si crea una sinergia tra autore e lettore che, in base ai casi della vita, può diventare anche reale e tangibile.

  4. Da adolescente ho scritto e ricevuto tantissime lettere,ricordo con quanta trepidazione aspettavo di guardare nella cassetta della posta…
    Alcune di quelle persone con cui mi scrivevo a quei tempi sono ancora molto presenti nella mia vita,e quando mi fermo a pensare che sono passati oltre vent’anni, mi accorgo di essere stata davvero fortunata ad avere amicizie che superano il tempo, la distanza e riescono comunque a ritagliarsi il loro spazio tra gli inevitabili impegni della quotidianita’;certo ora ci scriviamo mails o sms,non piu’ lettere, ma quel contatto, a cui la carta e la penna avevano dato vita, e’ straordinario.

    1. Concordo in pieno… Ricevere lettere è stata una delle più grandi e profonde emozioni provate da giovane. E quando ne ho ricevute due quest’anno, a commento del libro, ho avuto un fremito! Nel 2012, dove ormai tutto è digitalizzato, l’anacronistica epistola, con la calligrafia “vera” del mittente, mi ha scaldato il cuore.
      Ma tu, Sunrise, scrivi ora per te stessa?

    2. hai ragione sunrise, è veramente bellissimo attendere una lettera da un amico… c’è una trepidazione come quando si aspetta un regalo, anzi qualcosa di più perchè non vedi l’ora di rispondere all’alltro per condividere una parte di te…. anche se ora di lettere se ne ricevono un pò meno è comunque bello pensare a quei tempi.. e l’importante è sapere che quelle persone, anche se ci si perde un pò il contatto ci sono e ci saranno sempre, sono un sigillo nel nostro cuore…

  5. ciao luisa, complimentoni per venerdì, e scusa se è un pò che non mi faccio sentire… trovo questo articolo bellissimo e sono convinta che scrivere sia una delle forme migliori per esprimere le prorpie emozioni… a me piaceva molto scrivere delle poesiole, alcune le ho anche regale e dedicate, alcune le ho raccolte su un quaderno.. perchè mi ricordano dei momenti importanti… l’adolescenza è uno di quei periodi che sono difficili da superare, e scrivere mi ha aiutato molto.. alcune le ho scritte per una specie di recita di fine anno.. che poi con la mia fortuna l’ho potuta solo vedere…
    Alle elementari, invece, il nostro maestro ci ha fatto fare l’abbonamento ad un giornalino”giovani amici” dove c’era una bacheca per gli annunci ed io ho pensato di trovarmi un amico di penna… e da li è nata l’amicizia con Claudia una ragazza di brescia, che non ho mai potuto conoscere di persona (il destino a voluto che un giorno che lei è venuta in gita a perugia non mi ha trovato perchè ero ad un campo scuola… ha conosciuto solo mia madre…)e anche se non ci scriviamo più… ogni tanto ci facciamo gli auguri per le ricorrenze con qualche sms.. ma le sue lettere e le foto le conservo ancora… per me è stata molto importante e unica questa corrispondenza, certo adesso con la nuova tecnologia è un’altra cosa ed è difficile immaginare che sia la stessa….
    Penso che non dobbiamo per forza diventare tutti scrittori, ma che sia importante scrivere per noi stessi …. un abbraccio.. grazie e continua così, sei forte…….

    1. Nel sito parlo della corrispondenza nata sin da piccola con mia cugina di Padova: ricevevo le sue lettere, scritte con una calligrafia bellissima e ricercata, con grande gioia e le rispondevo come se dovessi inviare una missiva ad un importante personaggio.
      Poi la corrispondenza con una ragazza, conosciuta a 9 anni in settimana bianca, che abita al confine con l’Austria: anche in quel caso, quante esperienze, emozioni, episodi della vita ci scrivevamo!!
      E poi, con l’esperienza in Parrocchia e con i tanti ritiri/incontri susseguitesi nel tempo ho iniziato nuove amicizie, e relativa corrispondenza, con tanti ragazzi/e sparsi in tutta l’Umbria. In particolare quella con un’amica che attualmente resta tra i rapporti più solidi e duratuti della mia vita… La scrittura unisce, non c’è che dire.
      Adesso con gli sms, le mail e tutte queste diavolerie elettroniche è tutto più freddo, anonimo, distaccato e i rapporti costruiti sulla carta restano i più veri.
      Nessuno è considerabile scrittore, come dici tu Anny: tranne quelli famosi che hanno un loro nome e vivono e guadagnano con la vendita dei propri manoscritti (chi non compra i loro libri, anche se magari dopo il primo, sono illeggibili, per il nome dell’autore, ormai divenuto un cult?), nemmeno chi prova a pubblicare un libro come me è considerabile “scrittore”. E’ più la spesa che l’impresa , il mondo dell’editoria è un covo di belve assetate dei soldi degli esordienti, ma resta comunque la soddisfazione di aver reso eterni i propri scritti, indipendentemente dalla fama e dai risultati editoriali.
      Secondo me, però, è la scrittura intimistica, fatta a tu per tu col proprio quaderno, che ha un grande valore: diviene lo specchio di sé, come dico nel post.

      1. Ciao Luisa, Aurora mi ha regalato il tuo libro che ho divorato in una giornata.
        Ho pianto con Viviana, e riso con lei.
        Ho cantato con lei ” E’ pace intima”
        Ho vissuto con lei … Sei bravissima grazie per tutto quello che fai

  6. Ciao cara Luisa, la scrittura per me è fondamentale, anche se poi non ne faccio uso frequentemente, ma in un particolare triste momento della mia vita, mi ha aiutato a superare il grande vuoto lasciato dalla scomparsa della mamma. Io, le scrivevo tutti i giorni, ora un po’ di meno e rileggendo i miei scritti, traspare tutto il dolore che ho provato e che sto ancora provando.
    Le comunico tutte le cose belle, ma anche quelle meno belle che accadono alla nostra famiglia, anche se lei vede tutto e ci sta vicino sempre.
    La cosa che mi meraviglia di più, è che rileggendomi, non mi rendo conto di come abbia potuto scrivere certe frasi. Il meglio si da proprio quando si è di fronte ad un foglio bianco e si hanno tante emozioni da raccontare.
    Tu in questo sei maestra!!! Un bacio grande. A presto. Anna Rita

    1. Certo, è proprio vero quello che dici (non che sono maestra…): Il meglio si da proprio quando si è di fronte ad un foglio bianco e si hanno tante emozioni da raccontare.
      Salutami tanto la tua mamma quando le scrivi, le ho sempre voluto tanto bene.

  7. …Un romanzo appassionante, coinvolgente, che, passo dopo passo, documenta l’intensità del dolore.

    Un libro dalla forza cicatrizzante e catartica:

    -La caparbietà di Viviana = un salvagente caduto dalle mani di Dio davanti agli occhi di chi legge, sente e comprende.
    Occhi di chi, come Viviana, non è stato amnistiato dal peso della sofferenza.
    Un salvagente da prendere al volo per non lasciarlo mai più!

    -Il coraggio di Viviana = la SPERANZA!

    Complimenti Luisa, perchè dal tuo romanzo di lotta e vittoria si evince la possibilità di una dimensione nuova!

    Con empatia, Teresa (un’amica di Fiorella e Aurora)

    1. Vorrei donare questo Salvagente, che tu metti in evidenza, a tante persone, cara Teresa.
      Spesso però si trovano tanti muri davanti.
      Tu con questo commento, mi spingi inconsapevolmente ad andare avanti nella diffusione della ricerca della speranza e della dimensione nuova.
      Che c’è ed esiste per tutti, nessuno escluso.
      Grazie, allora, per la forza delle tue parole che hanno scavato profondamente in me.
      La vita non finisce mai di stupire e le piccole gioie diventano vittorie, come le chiami tu.
      Con la stessa empatia, ti abbraccio forte

    2. Ieri Teresa e’ andata in Cielo.
      A noi lascia il ricordo vivo di un’anima delicata e profonda
      Era un fiore fragile ma allo stesso tempo tenace e combattivo.
      Come abbiamo cantato oggi: “Dal profondo di ogni cuore, un grazie sale a te, stella fra le stelle.”
      Ciao Teresa
      Aurora

      1. Oh mia Sunrise, mi hai preceduto… forse di poco (se riesco a pubblicare un nuovo post) o di molto.

        Grazie, Teresa: spalancherai le porte del Paradiso – come Paolina – a molte persone con la tua… saggezza, data dall’esperienza grande di “fede e malattia!
        Ciao (non addio!), Teresa, Paolina, zio Mario, zio Beppe e… tutti (compresa la mia sorellina che sono andata a trovare stamattina e ci fa anche rima 😀 )

        ps: Aurò, metti quella bella canzone che dicevi qui sopra… nel mio elenco!
        “Tu, quale raro fiore, nella gioia vera portavi…”

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