Segni paragrafematici

segni

Non sto scrivendo parolacce o volgarità e non mi riferisco a gesti inconsulti che si possono fare senza essere visti. E non voglio nemmeno proporre un trattato di grammatica sull’uso della punteggiatura, non ne ho le capacità e non è questo il luogo adatto.

Con questo post vorrei solo esprimere, in parole semplici, un pensiero che mi frulla in testa da svariati mesi, ma che fa fatica ad emergere. Quella stessa fatica che molti incontrano nell’uso dei c.d. segni paragrafematici, ormai usati e abusati nella scrittura sul web, nei social network o anche negli sms per esprimere il proprio umore con le faccine o emoticon.

Per chi volesse approfondire c’è Wikipedia.
In questa sede vorrei parlare, in particolare, di uno di questi segni: il trattino o lineetta o meno (per le formule matematiche) o en dash o em dash (lineetta enne e lineetta emme, in inglese) o… chi più ne ha, più ne metta a seconda della lingua e dell’uso che se ne fa. Già possedere tutti questi nomi impedisce a quel simboletto tanto semplice di avere un ruolo definito nella nostra lingua: al suo glifo (cioè segno) corrispondono diverse lunghezze e spessore, e quindi, diversi significati linguistici e conseguente collocazione sulla tastiera del computer.
Ai fini del mio discorso, basti sapere che molto spesso il trattino è usato come congiunzione indicante unione o alternativa tra due parole, o tra un prefisso e una parola: si vengono così a creare nomi composti nuovi (ad es. eco-incentivi) che poi, quando entrano a far parte in maniera stabile del linguaggio corrente, perdono proprio il segno che li contraddistingueva (il trattino, appunto).

Ovviamente, quando ho scelto il titolo del mio libro non conoscevo tutti gli usi del trattino/meno: l’idea di metterlo tra le parole stra e ordinaria è nata spontaneamente, senza riflessioni grammaticali o informatiche. Poi, in seguito a un paio di domande che mi sono state fatte sul significato del titolo – in un’intervista che non è stata ancora pubblicata e da una ragazza al Liceo di Assisi – è venuto fuori questo pensiero.

 

folle rosa

La follia, quella che scaturisce in particolare dal Disturbo Bipolare, può essere motivo di stra-ordinarietà, questa nel senso di non ovvio, non ordinario ma anche speciale: per questo ho inserito il trattino nel titolo. Tanti folli della storia, come Van Gogh, Virginia Woolf, Andersen, Gassman, Alda Merini (e molti altri bipolari famosi), sono state persone eccezionali, di grande talento e creatività. Dal canto suo, attraverso il racconto della sua follia, Viviana scopre che ha ancora una vita, benché segnata, da poter vivere e offrire: attraverso la scrittura di sé, veicolo emozionale senza pari, scopre un mondo di persone sofferenti a cui poter donare speranza, grinta, voglia di andare avanti. Accettando le sue patologie e canalizzando le sue energie – con il giusto sostegno familiare, psicoterapeutico e farmacologico – Viviana, scrivendo, trova la sua dimensione per tornare a vivere, come dice nel passo finale del libro: «Sicuramente madre natura in me ha infuso più di un pizzico di follia, una bella “manciata” oserei dire. Sta a me trasformarla in qualcosa di positivo, canalizzarla verso i lidi giusti, con l’aiuto adeguato, in modo da tirarne fuori, nel concreto, una forma di realizzazione personale  che sa anche essere dono per gli altri. Arduo compito, quello che spetta ad una donna non normale, un po’ strana, ma unica, che vive continuativamente in una straordinaria follia».

Quindi, a conti fatti, quel meno messo nel titolo in realtà rappresenta un di più.
special
Forse allora non sempre avere meno, essere carenti di qualcosa (in ogni senso: economico, fisico, psichico, lavorativo, etc.) o esserne privati d’improvviso non rappresenta, appunto, una menomazione (come dicevo nel post su “Il Circo della farfalla“) ma anzi può rivelarsi la scommessa della propria vita, quella che la rende speciale. 

Ci vuole tempo per capirlo, metabolizzarlo e accettarlo ma quel meno può diventare il tutto per sé e per gli altri, come dono.
E a te cosa manca? Fai spazio nel tuo cuore, rifletti e vedrai che in fondo da quella mancanza, da quella situazione scomoda o fuori dall’ordinario, potrai ricavare quel di più, quel positivo che era ciò che davvero mancava alla tua vita.

 

4 pensieri su “Segni paragrafematici”

  1. Ciao Luisa, innanzitutto brava. Bello il tuo articolo.
    Vorrei condividere quello che il meno porta, o ha portato, nella mia vita come un più. Le persone come noi, me e te, ma anche altri (poiché il mondo ne è pieno) anche nei momenti di stasi riescono a fare. Nel mio caso, senza arrendermi allo sconforto della mancanza di lavoro mi sono rimboccato le maniche e mi son messo a creare cose nuove e anche testi nuovi.

    Ti lascio l’indirizzo del mio blog così se vuoi darci un occhiata…
    http://walkinginblue.blogspot.it/

    Complimenti ancora per questo spazio dove scrivi sempre buoni articoli. Grazie per le tue riflessioni…

    Marco L.

    1. Caro Marco,
      grazie per le tue parole che saranno di incoraggiamento per tanti e anche per i complimenti che mi fai per l’articolo.

      Ma COMPLIMENTI A TE per aver cominciato questa nuova scommessa di vita aprendo il tuo blog: in bocca al lupo!
      Non molliamo mai!

  2. Ciao Luisa, come al solito, bellissimo articolo… io a italiano non sono mai stata una cima e l’uso della punteggiatura non è mai stato il mio forte… mi salvava l’analisi logica e grammaticale…. per il resto, specialmente per i temi sono sempre stata molto creativa..uscivo anche fuori il tema… forse proprio perché volevo dare di più…. Ho rivisto da poco il circo della farfalla e penso che sia davvero importante scommettere su noi stessi e su quello che noi possiamo fare, molte volte ci fa comodo rimanere nel bozzolo o abbiamo paura ad uscire o …. ci creiamo tante scuse e non riusciamo a volare…. A presto….

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