Un’insolita vigilia di Natale

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Sono emozionata: è la Vigilia di Natale e sto per incontrare Alessandro Brustenghi, che da semplice frate carpentiere, è divenuto in poco tempo il tenore ingaggiato da Dio – e dalla Decca Records di Londra – per diffondere il Suo messaggio nel mondo. Come la forza della musica, accompagnata da una voce che si fa dono, possano essere veicolo di trasmissione di pace, serenità e sacralità.
La Voce da Assisi, è il titolo del suo cd, uscito da qualche mese e inciso a Londra, presso la casa discografica dei Beatles. L’ho incontrato, da ascoltatrice, per l’“Annunzio Angelico” tenutosi, nel giorno dell’Immacolata Concezione, nella Basilica Papale di S.M. degli Angeli in Assisi: la chiesa, gremita di gente, ha accolto quel giovane frate, con grandi applausi e commozione. Aveva mal di gola, frate Brus (questo il suo soprannome, sin da giovane), ma ha riempito i cuori di emozione.

Ci eravamo già incrociati qualche lustro fa nelle sale parrocchiali dove operavamo a livello di movimenti giovanili e di corali: era forte con l’organo, e ci sapeva fare con la direzione del coro; la sua voce non era male, affatto, ma non era ancora matura. Quando, poi, l’ho rincontrato nel mio ripetuto peregrinare in Porziuncola, col saio addosso, mi son detta che, quindi, il progetto di Dio per quel ragazzo era un altro rispetto alla carriera organistica e musicale: sì, cantava e suonava ancora in varie funzioni ma, principalmente, era suo servo nella vita consacrata.

Ancora una volta mi sono dovuta ricredere, e ora, con un sorriso sulle labbra, noto come Dio apprezza e sfrutta il talento dei suoi “operai” per l’unico fine che è quello di evangelizzare la “messe”, diffondendo il suo messaggio e rasserenando il cuore dell’uomo tormentato di oggi.
Ed è proprio questo che frate Alessandro trasmette con la sua voce: tanta pace e serenità, miste a commozione ed emozione. La sua voce non può lasciare indifferenti: è calda, gutturale, piena di trasporto, arriva dritta al cuore. Note basse, e poi acuti, sapientemente calibrati con la partitura musicale e il volume più o meno forte al bisogno, insieme alle parole di vari compositori, svelano un universo che all’anima non può che far bene.

«È proprio questa la mia missione – precisa frate Alessandro – essere “portavoce” di Dio», lo dice con un sorriso, ammiccando all’evidente metafora. E alla domanda: «Qual è il tuo segreto? Come arrivi al cuore della gente?», risponde: «Ciò che avviene mentre io canto è un miracolo, dovuto alla grandezza di Dio: cosa succede non lo so, ma è un’esperienza di Paradiso, perché il Signore lavora con me. Il Bello e la speranza che provengono da Dio non posso tenerli per me ma li condivido attraverso il dono che ho ricevuto da Lui: la mia voce».
Questo messaggio è ben espresso nell’ultima canzone del cd Make me a channel of your peace, la bellissima “Preghiera semplice” di S. Francesco, dove si chiede a Dio di divenire un suo strumento di: amore, perdono, fede, verità, consolazione, speranza, luce, comprensione, gioia, dono. Come se frate Alessandro, insieme a Francesco, volesse lasciare un viatico per chi l’ascolta, racchiudendo in esso tutta la sua missione.
Oltre a questo testo in inglese, nel cd troviamo vari brani classici in latino (Pater Noster, Panis Angelicus – che imperversa su youtube – Tantum Ergo Sacramentum del Bellini e la famosa Ave Maria di Schubert), in italiano (Le Lodi di Dio Altissimo, Vergin tutto amor), uno in francese (Cantique de Jean Racine) e addirittura un fantastico Kyrie in spagnolo, che io personalmente adoro sia per la lingua che per il binomio inquietudine/pace che riesce a darmi. La prima canzone del disco, in particolare, è la tanto amata e conosciuta Fratello Sole, Sorella Luna (detta anche Dolce sentire) che riprende il famoso “Cantico delle Creature” di S. Francesco. Riguardo ai canti che esegue, voglio fare ad Alessandro una domanda che a una normale “giornalista”, forse, non interesserebbe, ma a me – in quanto principalmente sua ascoltatrice assidua – interessa moltissimo: «Qual è la canzone del cd che più ti piace e, attraverso la quale, ti elevi verso Dio e con la quale senti più forte il legame con Lui?». Mi risponde senza ombra di dubbio e con una luce negli occhi: «Il Sancta Maria della Cavalleria Rusticana: la canto molto a istinto, è una delle prime opere che ascoltai da giovane. È un canto che esprime tutto il dolore e anche l’amarezza e la rabbia dell’uomo. In particolare, la rabbia per il peccato, per il quale si chiede perdono, che si esplicita in quell’acuto sul finale, poi diventa pace nell’amen». Basta ascoltarlo, quel suo acuto per sentire, in maniera palpabile, ciò che Alessandro mi sta dicendo. E su questo brano mi svela alcuni segreti “fuori onda”, su cui ha fatto numerose ricerche.

Alla classica domanda a cui tutti lo sottopongono sul come concilia la vita consacrata, fatta di silenzio e preghiera, con questa nuova vita di successo e notorietà, frate Alessandro risponde con grande sarcasmo: «Presupposto che ciò che è famoso di me è un dono di Dio – la voce, quattro parole, la faccia – mi viene da ridere sia di fronte ai complimenti che mi fanno (qualcuno mi definisce un “Angelo”!), sia di fronte alle critiche negative che mi vengono rivolte (non si possono dire…). La gente non mi conoscerà mai per quello che realmente sono, tipo quando vado a bere una birra con gli amici… sono un semplice frate, a cui piace lavorare il legno e cantare e di cui Dio si sta servendo attraverso il dono della voce. E, poi, ogni mia mossa nel campo della musica è decisa di comune accordo con i miei superiori».

E pensare che Alessandro è cresciuto a pane e musica pop ed elettronica (Philip Glass), oltre al gregoriano, a Bach e alla lirica, naturalmente. In particolare, è un grande estimatore di Michael Jackson di cui, nel nostro colloquiare così informale (mi ha addirittura consigliato un buon logopedista per tornare a cantare anch’io!), cita questa frase: “Se vieni al mondo sapendo di essere amato e lo lasci sapendo la stessa cosa, allora tutto ciò che avviene nel frattempo può essere superato”. Il frate tenore vuole sottolinearmi che ciò che conta nella vita sono l’amore e il tornare ad essere bambini, nel senso di far rivivere in noi il bimbo “che non è mai morto”, detto alla Jackson e a conferma del Vangelo di Matteo: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me”. E da qui Alessandro spazia con la mente e mi porta l’esempio dell’anno vissuto nell’infermeria del Convento: «È stata un’esperienza di Paradiso, in cui ho toccato con mano quanta generosità e sincerità possa scaturire di fronte alla malattia e alla morte».

Gli chiedo, poi, se ha in corso o in progetto iniziative concrete per avvicinare le persone a Dio attraverso la musica. Lui mi risponde nicchiando un po’, visto che ancora sono progetti in itinere e che non sono stati ben definiti: riguarderanno  principalmente la riscoperta della musica e della sacralità della musica stessa. E poi continua a servire la Porziuncola durante le celebrazioni e in eventi particolari, come la “Festa degli Angeli” di fine settembre, dove anche io ero presente coi miei figli, cantando con altri frati e suore (il gruppo “Perfetta Letizia”) sul palco per far divertire i bimbi presenti e far gioire quelli in cielo. Mi dice scherzosamente Alessandro: «Io quel giorno suonavo le tastiere con gli occhiali da sole!». Un tenore semplice, quindi, che rende gloria a Dio non solo con la sua vocazione ma anche con la sua musica, tra la gente.

E alla fine, a proposito di vita consacrata, gli chiedo: «Cosa dice il fondatore dell’Ordine riguardo a questa tua avventura?», frate Brus risponde con un ampio e sincero sorriso: «Francesco è contento: sta cantando, ballando e gioendo con noi!». Quale migliore garanzia che questo progetto sia voluto da Dio e dai suoi Santi?

8 pensieri su “Un’insolita vigilia di Natale”

  1. Che meraviglia…
    che bella voce, che belle canzoni (ho il cd), che bell’animo pieno di fede…
    e che bella la frase “Se vieni al mondo sapendo di essere amato e lo lasci sapendo la stessa cosa, allora tutto ciò che avviene nel frattempo può essere superato”.
    …vorrei avere un granello della sua fede per gridare e gioire delle cose belle che ho e affrontare tutte quelle stupide piccole difficoltà che si incontrano a volte nella giornata…
    Grazie per averci fatto conoscere questa bella persona e la sua luce

  2. Riesci sempre a sorprendermi e commuovermi,bellissimo l’articolo, meravigliosa la voce e angelico il canto di fra Alessandro.Ti posso dare un consiglio cambia lavoro fai la giornalista sei bravissima. Un abbraccio ciao.

    1. Ahahahahah, i commenti a questo post stanno diventando davvero divertenti!

      Lo sai come si è firmato frate Alessandro nella sua ultima mail (in risposta al tuo Brus mea lus)?

      BRUS UN PO’ FUS
      Ahahahaha 😀

  3. Ciao Luisa!! che meraviglia … leggendo le tue parole mi fai tornare indietro nel tempo. Conosco il Brus dalle magistrali ed era uno spettacolo cantava per i corridoi con il suo splendido sorriso e rivederlo qui è una grande gioia!! come è una gioia leggere i tuoi post mi sembra di tornare indietro a quando mi facevi catechismo!! viene a trovarci a Soccorso! un bacione

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